STORIA

                                                                                                                     

                                                                                                                                                                             

      

 

A.S.D. FANFULLA (fino a Giugno 2018 CAVENAGO FANFULLA) nasce nel 2015 dall'unione tra la POLISPORTIVA CAVENAGO D'ADDA e l' A.C.FANFULLA 1874,successivamente nel 2016 si fonde con l' ACADEMY FANFULLA.

L’A.S.D. FANFULLA è la società leader calcistica della provincia di Lodi.Conta oltre 450 tesserati tra calciatori, allenatori e dirigenti. Nella stagione 2018/2019 proporrà proprie squadre in tutte le categorie, dalla scuola calcio alla prima squadra che milita nel massimo campionato dilettantistico Nazionale,quello di Serie D.

Le varie compagini si allenano e giocano le gare su diversi campi della provincia lodigiana.

La società si basa sull’unione di forze tra la storica dirigenza della Polisportiva Cavenago d'Adda e quella che nell’ultimo triennio ha gestito una società ultracentenaria come l’A.C. Fanfulla 1874, squadre che nell’ultimo periodo sono state il punto di riferimento calcistico della provincia di Lodi. La situazione socio-economico creatasi, ha fatto mettere a punto questa unione di idee e di forze per accrescere ancora di più il ruolo calcistico di Lodi all’interno della regione Lombardia.

La prima squadra disputerà gli allenamenti presso lo stadio comunale di San Martino in Strada e disputerà le gare interne al glorioso stadio comunale “Dossenina” di Lodi.E proprio del Guerriero l’A.S.D. FANFULLA ha raccolto l’eredità, avendo l’onere e l’onore di subentrane nell’immaginario e nel cuore di tutti i tifosi lodigiani.

Gli obiettivi che si propone l’A.S.D. FANFULLA sono in primis di accrescere nella provincia di Lodi una cultura sportiva, dando la possibilità di svolgere attività sportiva a più ragazzi possibile, dando loro qualità nelle strutture sportive e negli istruttori, ed utilizzando un metodo di lavoro che colloca il ragazzo al centro del progetto sportivo. Altresì la nuova società si ripropone di interagire sempre più fattivamente con le Istituzioni locali, ovvero con altre realtà culturali e sportive del territorio, per una sinergia d’intenti che possa accrescere la proposta sportiva sul territorio. E “last but not least” l’obiettivo sportivo, ovvero primeggiare nelle rispettive categorie di riferimento, puntando sempre al massimo traguardo, in previsione di una scalata verso categorie calcistiche che siano confacenti alla storia, al blasone ed ai progetti di questa nuova società.

RISULTATI

2015/2016 CAMPIONATO DI ECCELLENZA GIRONE B CON VITTORIA PLAY OFF NAZIONALI E PROMOZIONE IN SERIE D

2016/2017 CAMPIONATO DI SERIE D GIRONE B CON RETROCESSIONE IN ECCELLENZA

2017/2018 VITTORIA CAMPIONATO DI ECCELLENZA GIRONE A CON PROMOZIONE IN SERIE D - FINALISTA COPPA ITALIA REGIONALE

2018/2019 CAMPIONATO DI SERIE D

 

 

LA STORIA

Dalla nascita alla promozione in Serie B (1908-1937)

L'inizio dell'attività ufficiale del club lodigiano si fa risalire al 28 giugno 1908, data in cui la sezione calcio dell'Associazione Sportiva Fanfulla, organizzò e disputò a Lodi, in occasione dell'inaugurazione del campo sportivo Due Chiavi, un torneo amichevole denominato "Coppa Pro Lodi". Oltre al club lodigiano, parteciparono il Milan, la Trevigliese, l'Ausonia, l'Unitas e la Libertas. Proprio contro la Libertas il Fanfulla giocò nelle gare eliminatorie, venendo sconfitta per 9-0, ma consegnando alla storia la sua prima formazione: Pizzamiglio; Ghisio, Milani; Valdameri, Caccialanza, Granata E.; Granata V., Manzoni, Bona, Dossena, Favari. Per la cronaca la coppa venne vinta dal Milan, che in finale sconfisse 3-0 la Libertas.[1]

Iscrittosi alla Federazione Italiana Football nel giugno del 1908, partecipò al primo campionato regionale nel 1913-14 guadagnando immediatamente l'accesso alla Promozione, ma la sua ascesa fu troncata dall'inizio della Prima guerra mondiale. Non iscritto all'inizio della stagione sportiva 1919-20 poiché il campo delle Due Chiavi, dove venivano disputate le sue gare era divenuto impraticabile causa esigenze belliche[2], inaugurò il nuovo campo della Dossenina all'inizio del 1920, mentre nella stagione 1920-21, in virtù della fusione con lo Sport Club Edera (club cittadino militante nel campionato di Promozione 1919-1920)[3] ritornò a disputare il campionato di Promozione chiudendo al 3º posto nelle finali di Promozione Lombarda. A questo punto i lodigiani si erano illusi di essere stati promossi in Prima Categoria, perché a loro dire il regolamento prevedeva la promozione per le prime tre classificate, ma la FIGC non fu d'accordo, ammettendo in Prima Categoria solo la vincente del campionato lombardo di Promozione.[4] Dopo una lunga diatriba con la FIGC, i lodigiani si rassegnarono alla mancata promozione che era stata a loro dire ingiustamente revocata, e si prepararono al successivo campionato di Promozione lombarda 1921-22, che vinsero, venendo finalmente promossi in Prima Categoria e ricevendo persino una lettera di congratulazioni dalla FIGC.[5] A causa della scissione della Prima Categoria in due serie, Prima e Seconda Divisione, tuttavia, il Fanfulla non fu ammessa alla massima serie, bensì al campionato cadetto (Seconda Divisione).

Al debutto in cadetteria, il Fanfulla si comportò benissimo nel girone di andata, sembrando addirittura in grado di vincere il girone, ma nel girone di ritorno il suo rendimento calò, calo che comunque non compromise la salvezza, raggiunta con il quarto posto. Nella stagione successiva il Fanfulla migliorò ulteriormente, chiudendo al secondo posto il campionato di Seconda Divisione girone D. Nel campionato 1925-26, invece, non riuscì a salvarsi: non ammessa alla Prima Divisione (la nuova denominazione del campionato cadetto), venne declassata nel campionato di terzo livello (Seconda Divisione Nord). Rimase in tale categoria fino al 1928, anno in cui approdò in Prima Divisione (l'equivalente dell'attuale Lega Pro).

La serie B e il Campionato dell'Alta Italia (1937-1953)

Il Fanfulla raggiunse il momento più alto della sua storia tra il 1938 e il 1953, periodo durante il quale vinse due volte il Campionato Nazionale di Serie C e disputò 13 stagioni in Serie B. La prima storica promozione in Serie B avvenne al termine di un drammatico spareggio giocato a Pavia contro il Piacenza. La partita fu occasione di quello che all'epoca fu considerato un vero e proprio esodo: tremila lodigiani giunsero a Pavia, un migliaio di tifosi avversari arrivarono dalla città emiliana. Al termine dell'incontro, vinto dai bianconeri per 2-1 in rimonta, si segnalarono tafferugli tra sostenitori[6] La squadra lodigiana conseguì risultati di notevole prestigio anche durante il Torneo Misto di Guerra 1943-44, riservato alle compagini di Serie A e B del Nord Italia: in quella stagione, il Fanfulla sconfisse sia il Milan sia l'Ambrosiana-Inter. Retrocesso in serie C nel 1948, ritornò nella serie cadetta nell'anno seguente, restandoci ininterrottamente fino al 1954, e conquistando il miglior piazzamento di tutta la sua storia col 6º posto del 1951.

Il caso Gaggiotti e gli anni dell'oblio (1954-1982)

Il Fanfulla abbandonò definitivamente la Serie B al termine della stagione 1953-54, a causa di una penalizzazione di 5 punti subita per via del suo coinvolgimento nel cosiddetto Caso Gaggiotti: il 4 dicembre 1953[7], due giorni prima di Fanfulla-Alessandria (2-1), Emanuele Dalla Fontana, portiere dell'Alessandria, si fece consegnare la somma di 350.000 lire,[7] da Eugenio Gaggiotti,[8] con il quale aveva pattuito l'accordo di aiutare gli avversari nella gara che doveva disputarsi due giorni dopo, ma il calciatore avvertì i suoi dirigenti, i quali denunciarono l'accaduto alla Lega Nazionale, che a sua volta sequestrò il denaro. In seguito a un'inchiesta della Lega[9][10], si scoprì che i mandanti dell'illecito erano i massimi dirigenti del Fanfulla, i quali diedero a Gaggiotti mezzo milione di lire per avvalersi della sua collaborazione. Il consiglio direttivo del Fanfulla aveva messo a disposizione un fondo di 15 milioni di lire per raggiungere — attraverso un numero adeguato di partite pilotate — la quota salvezza di 28 punti, considerato il margine di sicurezza per la permanenza in Serie B.[9] Il 25 marzo 1954 venne emesso il primo verdetto, che deliberò che al Fanfulla fossero tolti i cinque punti conquistati fino all'undicesima giornata, cioè prima della partita incriminata;[7] a causa della penalità di cinque punti il Fanfulla non riuscì ad evitare la retrocessione in Serie C. Nel giugno 1954, infine, Francesco Minojetti e il dott. Rinaldo Briocchi, rispettivamente presidente e dirigente del Fanfulla, furono puniti con l'interdizione di tre anni e la squalifica a vita.[11] Nella stagione seguente il Fanfulla retrocedette in IV serie, iniziando un periodo, di dieci anni, a cavallo tra serie C e serie D. Dalla stagione 1964-65 al 1977-1978 il Guerriero rimase relegato in Serie D. In virtù della riforma che istituiva il campionato di Serie C2, il Fanfulla venne promosso grazie al terzo posto alle spalle di Pavia e Legnano. Nell'estate 1981 viene ingaggiato come tecnico Giorgio Veneri, ex giocatore del "Piccolo Brasile". Alla sua seconda stagione sulla panchina bianconera, la quinta del Guerriero in C2, il Fanfulla 1982-1983 guidato dai "gemelli del gol" Emilio Rossi e Cristiano Masuero, e dalla classe di Beppe Sannino, conquista la seconda posizione alle spalle del Legnano, ottenendo la promozione in C1. È in questa stagione la storica vittoria per 6 a 0 nel derby contro il Pergocrema.

La Coppa Italia di Serie C e la discesa nei dilettanti (1983-2006)

La stagione 1983-84 inizia con la sconfitta casalinga (2 a 3) contro il Bologna, e termina con la retrocessione frutto del penultimo posto a -4 dalla salvezza. La stagione resterà comunque nella storia bianconera, grazie alla vittoria nella finale della Coppa Italia di Serie C contro l'Ancona: dopo il pareggio (0 a 0) in casa, i lodigiani espugnarono ai supplementari il campo dei dorici (2 a 0, gol di Sannino e Cappelletti). Fu l'unica edizione vinta da una squadra che, nella stessa stagione, retrocesse dalla Serie C1 alla C2[12]. Il 1º giugno 1986, sul campo della Centese in festa promozione, il Fanfulla gioca la sua ultima partita nei professionisti. Da lì in avanti il Fanfulla disputerà 17 stagioni di quinta serie, posizionandosi sempre a metà classifica. Eccezion fatta per la stagione 2000-2001, quando la squadra trascinata dalle 33 reti di Giancarlo Riccadonna, si posiziona al secondo posto, dietro la corazzata Pavia. Al tecnico Corrado Verdelli non viene perdonata la sconfitta (2 a 1, complessiva tra andata e ritorno) contro il Todi nella finale di Coppa Italia di serie D. In estate, verrà ripescato in serie C2 il Trento, nonostante avesse concluso il campionato al terzo posto, a -16 dal Fanfulla. Al termine della stagione 2002-2003 il Fanfulla retrocede in Eccellenza. Nel 2004-2005, guidato dal tecnico Virginio Gandini, ex giocatore del Fanfulla degli anni Ottanta, e dai 24 gol di Silvio Dellagiovanna, tornato a Lodi dopo le esperienze nei professionisti, il Guerriero conquista la prima posizione, a +4 dal Varese. Al ritorno in Serie D il Fanfulla disputa un'ottima stagione, terminata al 5º posto dopo essere campione d'inverno, disputando la semifinale play off contro il Palazzolo, persa 3 a 0 in trasferta.

La Promozione e gli "Amici del Guerriero" (2007-2015)

La stagione successiva vede riproporsi lo spareggio tra Fanfulla e Palazzolo, questa volta per non retrocedere: i lodigiani, concluso il campionato al 14º posto, si salvano ai play out. Anche la stagione 2007-08 vede i bianconeri salvarsi mediante spareggi: i play out contro il Trento si concludono con la vittoria per 2 a 0 in casa, e addirittura con un 4 a 1 allo Stadio Briamasco. Nell'estate 2008, in pieno festeggiamento del centenario, il Fanfulla viene rilevato da una cordata di imprenditori bresciani. Come presidente viene nominato l'avvocato Roberto Minojetti, figlio di Italo, presidente dal 1987 al 1999, e nipote di Francesco, il presidente dal 1950 al 1954. L'acquisto di giocatori di prestigio quali Giuliano Gentilini e Bidre'ce Azor non riesce a salvare il Fanfulla, che piazzandosi all'ultimo posto retrocede in Eccellenza. Due stagioni dopo i bianconeri retrocedono in Promozione e nell'annata 2011-2012 arriva il 6º posto in settima serie (peggior risultato della storia bianconera). Nell'estate 2012 si riparte con Pierpaolo Curti, bomber e capitano bianconero nella stagione precedente come allenatore e team manager e la stagione termina con la vittoria del campionato, con 16 punti di vantaggio sulla più diretta inseguitrice e il ritorno nella sesta serie nazionale. Nel dicembre, la società viene rilevata dall'imprenditore bresciano Enrico Bornatici ma di fatto, la gestione della prima squadra passa in mano ad una cordata lodigiana denominata Amici del Guerriero, retta da un trust perlopiù di tifosi e genitori dei militanti nella selezione Juniores. Nell'estate 2013 viene fondata l'A.S.D. Academy Fanfulla, società autonoma per la gestione del settore giovanile e femminile del Fanfulla, mentre all'A.C. Fanfulla 1874 resta avocata la gestione della prima squadra.

Il fallimento e il Cavenago Fanfulla

Nell'estate 2015 la società Fanfulla 1874, oberata dai debiti (che il 5 aprile 2016 la condurranno al fallimento, su istanza presentata da Equitalia Nord SpA), dopo aver conquistato la salvezza decide di non iscriversi al campionato d'Eccellenza per la stagione 2015-2016. Viene pertanto siglato un accordo tra gli Amici del Guerriero e la Polisportiva Cavenago d'Adda (a sua volta militante in Eccellenza), che trasferisce la sede delle gare interne alla Dossenina e assume la nuova denominazione di Associazione Sportiva Dilettantistica Cavenago Fanfulla[13], adottando il colore sociale bianconero ed ereditando la tradizione sportiva lodigiana.

Il Cavenago Fanfulla riaffidato a Pierpaolo Curti, dopo aver guidato per mesi la classifica, rallenta in primavera e chiude al terzo posto il girone B di Eccellenza, ma ottiene la promozione in Serie D dopo un'emozionante cavalcata fino alla vittoria dei play-off nazionali[14]. Nel corso dell'estate poi il Cavenago Fanfulla si fonde con il club giovanile Academy Fanfulla, andando a sanare la scissione col settore giovanile consumatasi nel 2013, mentre la rosa della prima squadra viene quasi del tutto rivoluzionata. La stagione successiva in Serie D si rivela un autentico calvario: i ragazzi del nuovo mister Alexandro Dossena, nonostante un discreto inizio di campionato, finiscono presto invischiati in zona retrocessione e la condanna matematica al ritorno in Eccellenza giunge alla penultima di campionato. Sulla scorta della retrocessione rimediata, il presidente Luigi Barbati opta per un drastico taglio rispetto al passato e un ritorno alla "lodigianità" anche in società, oltre che in campo. E i risultati premiano la scelta: la squadra, guidata dall'ex bandiera fanfullina Andrea Ciceri, rimane da subito stabilmente nei quartieri alti del girone A di Eccellenza, andandosi nel frattempo a giocare anche la finale regionale della Coppa Italia Dilettanti, che vede però i bianconeri soccombere ai rigori contro il Mariano. In campionato però la marcia del Guerriero è inarrestabile e le avversarie Busto 81, Verbano e Legnano vengono messe in fila: il sigillo finale sul ritorno in quarta serie viene posto all'ultima giornata, il 29 aprile 2018, quando in una Dossenina gremita il Sancolombano viene battuto 3-2 in rimonta.

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